domenica 6 ottobre 2019

Il socialismo sta a sinistra

In un'epoca in cui la politica sembra preoccupata di trovare modi per trascurare le idee storiche che hanno animato il XX° secolo e che, contrariamente a quanto è stato professato negli ultimi trent'anni, non appaiono affatto superate, appare sempre più evidente la tendenza dei partiti a posizionarsi in aree che risultino libere. Si tratta di un fenomeno che caratterizza l'intero arco politico che, con il passare del tempo, appare sempre più frammentato, confuso, variegato e caratterizzato da sigle nuove e poco chiare agli occhi degli elettori. I socialisti, la cui storia è notoriamente caratterizzata da scissioni e riunificazioni, avrebbero l'occasione per riaffermare la loro forza ideologica, occupando quello spazio a sinistra che è stato per lungo tempo sostanzialmente libero. Non basta qualificarsi di sinistra perché in un Paese si abbia realmente una forza politica che interpreti una determinata area culturale. Le parole, seppur importanti, devono essere supportare da una base ideologica e devono trovare una concretizzazione attraverso proposte politiche. Il PD, figlio dei DS e nipote del PDS, poco o niente ha fatto per rendersi protagonista della sinistra italiana. Allo stesso modo di quello che fu il PdL, infatti, si è rivelato un contenitore vago, dal quale è emersa una volontà politica sostanzialmente liberista e, quindi, lontana dal socialismo o dalla cosiddetta sinistra progressista. Il PSI è un piccolo partito, con l'importante ruolo di rinnovare la coscienza storica di una delle più importanti esperienze della politica italiana. Ha saputo rinascere dalla ceneri degli anni Novanta, superando parte della diaspora e, mediante l'ultima consultazione in rete, ha raccolto i pareri di iscritti e simpatizzanti per scegliere il nuovo simbolo che, com'è emerso dai risultati, dovrebbe essere il garofano, come nella parte finale della cosiddetta Prima Repubblica. Pur avendo votato per la rosa, accolgo con spirito democratico la scelta della maggioranza, sperando che ciò rappresenti un segno della vitalità del partito, in vista delle sfide future. Il dato di cui è più importante tenere conto oggi, però, è rappresentato dalle alleanze e dalle scelte di dialogo che il PSI dovrà compiere nei prossimi mesi. La decisione di formare un gruppo parlamentare al Senato con Italia Viva, infatti, ha provocato polemiche e perplessità da parte di molti. Personalmente, condivido i dubbi di chi non approva la scelta. Pur apprezzando la chiarezza con la quale la dirigenza del PSI ha precisato che il partito rimarrà autonomo e che manterrà le proprie iniziative programmatiche, ritengo che fosse più opportuno guardare a sinistra, anche in un'ottica elettorale. Considerato che il PD, in ragione delle passate esperienze di governo, ha dimostrato la propria natura liberista, il PSI dovrebbe ribadire la propria base ideologica, cercando dialogo e cooperazione con tutte le forze che si richiamano ai principi del socialismo, indipendentemente dalle rispettive radici culturali. A sinistra del PD, infatti, c'è un grande spazio politico, seppur con pochi riscontri elettorali, che necessita di riottenere la fiducia delle masse, nonché di contribuire a fronteggiare i problemi della società odierna. Il PSI può quindi avere l'occasione per intavolare un dialogo con tutte le forze della sinistra italiana, pur nel rispetto di ciascun particolarismo, in vista dell'elaborazione di una proposta nuova, basata su idee che non tramontano mai. 

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